Ridurre l’impatto di un intervento chirurgico richiede l’integrazione di più tecnologie e competenze.
La Low Impact Laparoscopy nasce dall’integrazione di diversi elementi: insufflazione a basse pressioni, accessi microlaparoscopici, anestesia personalizzata e stretta collaborazione tra chirurgo e anestesista. Per un approccio ultramininvasivo.
L’obiettivo è limitare lo stress fisiologico associato all’intervento mantenendo al tempo stesso qualità della visione laparoscopica, precisione chirurgica e sicurezza operatoria.
Perché lavorare a basse pressioni?
Durante un intervento laparoscopico l’addome viene insufflato con anidride carbonica per creare lo spazio necessario alle manovre chirurgiche.
Tradizionalmente lo pneumoperitoneo viene mantenuto a pressioni comprese tra 12 e 15 mmHg. Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha però approfondito i possibili benefici dell’utilizzo di pressioni inferiori.
Una recente revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su Frontiers in Oncology ha evidenziato come l’impiego di basse pressioni nella chirurgia laparoscopica gastrointestinale possa associarsi a una riduzione del dolore post-operatorio e a un recupero più rapido della funzionalità gastrointestinale rispetto alle pressioni standard.
AirSeal e la stabilità dello pneumoperitoneo a basse pressioni
Uno dei principali limiti storici della chirurgia a basse pressioni riguarda il mantenimento di uno spazio di lavoro stabile durante tutta la procedura.
Per questo motivo tecnologie dedicate come AirSeal sono diventate uno strumento importante nell’evoluzione della laparoscopia low pressure.
Il sistema è progettato per mantenere uno pneumoperitoneo stabile anche a pressioni comprese tra 5 e 9 mmHg, garantendo insufflazione continua, evacuazione costante dei fumi chirurgici e continuità della visione laparoscopica.
Queste caratteristiche consentono al chirurgo di lavorare in condizioni operative affidabili anche quando si scelgono valori di insufflazione inferiori rispetto agli standard tradizionali.
La microlaparoscopia da 3 mm
Un secondo elemento distintivo dell’approccio low impact è rappresentato dall’utilizzo di strumenti microlaparoscopici da 3 mm. made in ab medica.
La riduzione del diametro degli accessi consente di limitare ulteriormente il trauma parietale, ma richiede strumenti caratterizzati da elevata precisione e adeguata rigidità.
In questo ambito si inseriscono le piattaforme Microlap ed Evolap, sviluppate per supportare procedure laparoscopiche avanzate mantenendo controllo dei tessuti, precisione dei movimenti e affidabilità tecnica anche nella chirurgia colorettale.
Quando tecnologia e competenze lavorano insieme
- Low Impact Laparoscopy in chirurgia colorettale, l’esperienza di Prato
- Low Impact Laparoscopy in ginecologia, l’esperienza di Napoli