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19/11/2025

Il ruolo della Digital Health nel privato

La Digital Health sta modificando in profondità i modelli di cura, introducendo nuove forme di continuità, monitoraggio e presa in carico. In questo scenario, la prospettiva delle strutture private offre un osservatorio concreto: realtà che ogni giorno misurano benefici e limiti dell’adozione dei servizi digitali, confrontandosi con temi di accesso, sostenibilità e integrazione nei processi clinici. È in questo contesto che ab medica ha riunito poliambulatori, cliniche e professionisti per un confronto diretto sulle opportunità della Sanità Digitale.

Al centro l’ecosistema maia connected care e il centro servizi, sviluppati da ab medica per integrare televisita, telemonitoraggio, teleriabilitazione e telecardiologia in un’unica infrastruttura interoperabile. L’obiettivo è mantenere la qualità del rapporto medico-paziente e amplificarla attraverso l’esperienza digitale, favorire la collaborazione tra le diverse strutture sanitarie e rendere naturale un approccio multispecialistico alla patologia, così da rendere più efficiente l’intero percorso clinico.

Modelli organizzativi e trasformazione

L’evoluzione della Digital Health richiede allineamento agli standard nazionali, interoperabilità e modelli organizzativi capaci di integrare i servizi digitali nei flussi ordinari. Non è una questione di tecnologie disponibili, ma della capacità delle strutture di inserirle in modelli operativi aggiornati e processi coerenti, come sottolineato da Carlo Milli, Chief Public Affairs ab medica.

In continuità con questa visione, Giovanni Borri, AD Cantoni Lab, ha portato l’esperienza del gruppo, mostrando come la crescente domanda di cure croniche e personalizzate richieda un nuovo approccio: migliorare accesso, continuità e qualità dell’assistenza grazie alla telemedicina. Ribadendo quanto il cambiamento digitale sia prima di tutto culturale e organizzativo, oltre che tecnologico.

Le evidenze cliniche

La voce dei clinici ha messo in evidenza come l’efficacia della Digital Health dipenda dalla qualità dei processi e dall’integrazione reale nei percorsi di cura. La telemedicina è clinicamente matura, ma non è ancora adottata in modo corretto.

Il Dott. Giovanni Bisignani, Direttore della U.O.C. di Cardiologia dell’Ospedale Civile Ferrari di Castrovillari e Direttore Scientifico di ReDoctor, porta un dato significativo: solo il 18% delle strutture private ha attivato iniziative di telemedicina strutturate, mentre una una parte rilevante degli operatori considera ancora la telemedicina come un’email o un WhatsApp, una riduzione impropria che ne svuota ruolo e valore clinico. Per Bisignani, la criticità è prima di tutto culturale: serve una rivoluzione culturale per superare la confusione tra semplici strumenti di comunicazione e servizi sanitari digitali regolati e certificati. La telemedicina, sottolinea Bisignani, fa muovere l’informazione, non il paziente.

Una telemedicina che è già presente e sta rafforzando la continuità assistenziale, come conferma il Dott. Antonio Pellegrino, Direttore dell’Unità Complessa di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale Manzoni di Lecco. Nel suo reparto non è un progetto prospettico: è una pratica integrata che sostiene fasi sensibili come contraccezione, aderenza terapeutica, menopausa e dimissione protetta post-chirurgica. L’evidenza è chiara: combinando presenza, monitoraggi digitali e teleconsulti è possibile ridurre accessi inappropriati, monitorare i parametri in modo continuativo, anticipare criticità e garantire alle pazienti una guida costante.  monitoraggio più stabile e una presa in carico più regolare.

La continuità del recupero è una condizione essenziale per consolidare il valore clinico del trattamento, e la Digital Health permette di ricostruirla dove tradizionalmente si interrompe. La Prof.ssa Irene Aprile, Direttrice del Dipartimento di Riabilitazione Neuromotoria della Fondazione Don Gnocchi di Roma, conferma quanto la fase riabilitativa sia il punto più fragile dell’intero percorso: spesso discontinua, frammentata e complessa da mantenere tra ospedale, territorio e domicilio. La teleriabilitazione consente di raggiungere il paziente dove il recupero avviene realmente, garantendo continuità, monitoraggio e possibilità di intervenire tempestivamente. L’evidenza è chiara: senza una riabilitazione costante, parte del beneficio ottenuto nella fase acuta rischia di non consolidarsi appieno.

Maia connected care come infrastruttura interoperabile per una continuità di cura reale

Il confronto ha mostrato che la Digital Health è già operativa e richiede strumenti affidabili, processi strutturati e interoperabilità reale. In questo quadro, l’ecosistema di servizi maia connected care, con numeri ormai consolidati su telemonitoraggio, televisita e teleriabilitazione, rappresenta per molte strutture un’infrastruttura già pronta. La tecnologia c’è. Ora serve farla funzionare dentro organizzazioni che vogliono adottarla con continuità, sicurezza e governance. In questo passaggio, ab medica conferma il proprio ruolo di miglior partner per l’innovazione tecnica e tecnologica, accompagnando le strutture nell’integrazione dei servizi digitali nei loro modelli di cura.

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