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01/10/2026

Linfedema: nuove possibilità dalla supermicrochirurgia con Symani. On air il nuovo episodio di Dire Fare Curare

La storia di Annamaria racconta diagnosi, percorso di cura e innovazione nel trattamento di una patologia ancora poco conosciuta.

Una patologia cronica e progressiva, ancora poco conosciuta, che può compromettere la funzionalità degli arti e incidere sulla qualità della vita. Il nuovo episodio di Dire Fare Curare, storie di cura eccellenti racconta, attraverso la storia di Annamaria, il linfedema, l’importanza di riconoscerlo e le possibilità offerte oggi dalla microchirurgia e dalla supermicrochirurgia per il suo trattamento.

 

In Italia si registrano circa 40.000 nuove diagnosi di linfedema ogni anno. La patologia è caratterizzata dall’accumulo di linfa nei tessuti, con conseguente gonfiore degli arti interessati e possibili ripercussioni sulla loro funzionalità e sulla vita quotidiana. Secondo i dati diffusi nel 2026 dalla Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica (SICPRE), ne soffrono circa 250 milioni di persone nel mondo.

Il nuovo episodio del podcast di ab medica parte però da una storia, quella di Annamaria.

«Non sapevo neanche che cosa fosse il linfedema, onestamente. Nessuno me ne ha mai parlato».

Dopo un tumore al seno, Annamaria affronta la mastectomia e il percorso di ricostruzione mammaria. Poi una caduta, la frattura dell’omero del braccio sinistro – lo stesso lato della mastectomia – un nuovo intervento e la fisioterapia. La mobilità progressivamente migliora, ma il gonfiore del braccio e della mano non scompare. È l’inizio di un nuovo percorso di cura e dell’incontro con una parola che fino a quel momento Annamaria non conosceva: linfedema.

Linfedema: che cos’è e quali possono essere le cause

Il linfedema è determinato da un blocco o da un rallentamento della circolazione linfatica. Il sistema linfatico contribuisce infatti al drenaggio dei liquidi dell’organismo: quando il suo funzionamento viene alterato, la linfa può accumularsi nei tessuti.
Le cause possono essere diverse. Come spiega nell’episodio la Prof.ssa Rossella Elia, chirurgo plastico dell’UOC di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva del Policlinico di Bari e docente dell’Università degli Studi di Bari, nel nostro Paese una delle cause più comuni è rappresentata dalla chirurgia, anche in ambito oncologico.

«Nelle nostre latitudini, in Italia, la causa più comune è la chirurgia. Ma in realtà ci sono anche cause infettive, traumi, veramente punture di insetto […] e poi ci sono ancora quei casi cosiddetti “idiopatici”».

Una distinzione importante, perché il linfedema non riguarda esclusivamente le persone che hanno affrontato un tumore e può avere origini differenti.
Nel caso del tumore al seno, può essere associato in particolare ai trattamenti che coinvolgono il sistema linfatico ascellare. SICPRE indica infatti tra le possibili cause del linfedema secondario la rimozione chirurgica dei linfonodi, che può alterare il normale drenaggio linfatico.

È proprio in apertura di Ottobre Rosa, il mese dedicato alla prevenzione e alla salute delle donne, che l’esperienza di Annamaria offre l’occasione per accendere l’attenzione anche su una condizione che può presentarsi nel percorso successivo alle cure oncologiche. Secondo Fondazione Umberto Veronesi,dopo un trattamento per tumore al seno che comprende la rimozione dei linfonodi ascellari il 20-40% delle donne sviluppa un linfedema; la condizione può inoltre manifestarsi anche a distanza di mesi o anni dall’intervento.

Quando un gonfiore non va sottovalutato

Uno dei temi centrali dell’episodio è proprio la conoscenza della patologia. Gonfiore, pesantezza o tensione dell’arto possono essere tra i primi segnali. Con la progressione della malattia, l’accumulo di liquidi può accompagnarsi a infiammazione e indurimento dei tessuti, fino a compromettere la funzionalità dell’arto e rendere più difficili anche gesti quotidiani.

Per questo riconoscere i segnali e rivolgersi agli specialisti è importante. È ciò che accade ad Annamaria quando arriva dal Prof. Michele Maruccia, chirurgo plastico dell’UOC di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva del Policlinico di Bari e Direttore della Scuola di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica dell’Università degli Studi di Bari.

Come spiega il Prof. Maruccia nell’episodio, uno dei problemi è proprio la tendenza a sottovalutare quel gonfiore, pensando che possa risolversi spontaneamente

«Con l’idea che questa mano o questo braccio prima o poi si sgonfierà, cosa che invece non accade mai, cosa che invece cronicizza e, diventando cronica, peggiora sempre più».

Una condizione che non rappresenta quindi soltanto un problema estetico, ma può avere conseguenze concrete sulla funzionalità dell’arto e sulla vita quotidiana.

Linfedema, microchirurgia e supermicrochirurgia: il sistema chirurgico Symani

Dopo la visita specialistica e gli approfondimenti diagnostici, per Annamaria prende forma un percorso multidisciplinare che comprende anche il trattamento chirurgico.
È qui che entra nella sua storia Symani, sistema chirurgico robotico per la microchirurgia e la supermicrochirurgia.

Nel caso di Annamaria, il Prof. Maruccia e la Prof.ssa Elia utilizzano il sistema per eseguire anastomosi linfatico-venulari, collegamenti tra vasi linfatici ancora funzionanti e piccole venule che permettono di creare una nuova via di deflusso per la linfa. Si tratta di procedure su strutture di dimensioni estremamente ridotte: nell’episodio il Prof. Maruccia parla di suture su vasi di 0,2, 0,4 e 0,5 millimetri.

Symani è una piattaforma robotizzata teleoperata progettata per assistere il chirurgo nelle procedure di microchirurgia e supermicrochirurgia. Il sistema riproduce i movimenti delle mani del chirurgo sui microstrumenti, ridimensionandoli, e integra tecnologie per la riduzione del tremore. La pagina ufficiale ab medica indica tra i suoi ambiti di applicazione anche la chirurgia dei linfatici. ab medica

È lo stesso Prof. Maruccia a spiegare nell’episodio cosa significa, concretamente, lavorare su questa scala:

«Un movimento che tu fai, ad esempio di 10 centimetri, il robot lo riesce a fare un dodicesimo, ad una velocità molto più ridotta, e questo vuol dire che sei molto più preciso. Il tremore è completamente annullato».

La tecnologia rappresenta però una parte di un percorso di cura più ampio. L’approccio al linfedema è multidisciplinare e non termina in sala operatoria. Come sottolinea la Prof.ssa Rossella Elia

«Il percorso terapeutico delle pazienti non finisce in sala operatoria. La paziente deve sapere che deve proseguire fisioterapia, che deve indossare delle guaine elastocompressive, se vuole che il risultato che abbiamo ottenuto in sala, anche con la tecnologia robotica, si mantenga nel tempo».

Non solo trattamento: intervenire prima che il linfedema si manifesti

L’episodio apre anche un’altra prospettiva: la possibilità, in pazienti selezionate e quando clinicamente indicato, di intervenire sul sistema linfatico prima che il linfedema diventi clinicamente evidente.

La Prof.ssa Elia spiega che, quando nell’ambito della chirurgia per il tumore della mammella è necessario intervenire anche sui linfonodi ascellari, in determinati casi è possibile eseguire collegamenti tra i vasi linfatici e piccoli vasi venosi già contestualmente all’intervento con il supporto del sistema robotico.

Una possibilità che amplia quindi il racconto: non soltanto il trattamento del linfedema già presente, ma anche l’opportunità, in casi selezionati, di intervenire precocemente sul rischio di svilupparlo.

Pink Ambassador: quando l’esperienza diventa consapevolezza condivisa

A portare nell’episodio anche il punto di vista di chi ha vissuto personalmente la patologia è Paola, Pink Ambassador di Fondazione Umberto Veronesi.
Le Pink Ambassador sono donne che hanno affrontato un tumore e hanno scelto di mettere la propria esperienza a disposizione delle altre, contribuendo alla sensibilizzazione sulla prevenzione e al sostegno della ricerca scientifica.

Anche Paola ha vissuto personalmente il linfedema. La sua esperienza porta nel racconto un altro elemento fondamentale: il valore dell’informazione nel riconoscere ciò che sta accadendo al proprio corpo e nel rivolgersi agli specialisti.

«La consapevolezza è fondamentale. Essere consapevole vuol dire riuscire ad anticipare magari il problema. Nel momento in cui noto i primi sintomi, mi accorgo di un qualcosa di diverso, io posso subito intervenire».

La sua testimonianza restituisce così il senso più ampio dell’esperienza delle Pink Ambassador: mettere ciò che si è vissuto a disposizione di altre donne perché possa diventare informazione e consapevolezza.

Dire Fare Curare: raccontare per informare

Con questo nuovo episodio, Dire Fare Curare, storie di cura eccellenti, il progetto editoriale di ab medica, torna a raccontare la cura attraverso le voci reali dei suoi protagonisti.

Dal 2021 il podcast dà voce a pazienti, medici e professionisti sanitari e, dal 2025, anche alle associazioni pazienti, con l’obiettivo di trasformare esperienze di cura complesse in racconti accessibili, capaci di informare, creare consapevolezza e rafforzare la fiducia nell’innovazione sanitaria. Il progetto conta tre stagioni editoriali, 12 episodi per stagione e una rete che ha coinvolto oltre 30 pazienti, più di 35 medici e professionisti e oltre 25 ospedali italiani.

Nella storia di Annamaria si incontrano così esperienza della paziente, competenza clinica e innovazione tecnologica: dalla scoperta di una patologia ancora poco conosciuta al percorso multidisciplinare, fino alle possibilità offerte oggi dalla microchirurgia e dalla supermicrochirurgia.

Perché parlare di linfedema significa prima di tutto farlo conoscere: dare alle persone più strumenti per riconoscerlo, sapere che esistono possibilità di trattamento e comprendere l’importanza di rivolgersi a percorsi specialistici.

“Annamaria: la supermicrochirurgia per il trattamento del linfedema”, il nuovo episodio di Dire Fare Curare, Storie di cura eccellenti, è disponibile su Spotify e sulle principali piattaforme di ascolto.

Ascolta l’episodio 

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