La radioterapia è uno dei tre grandi pilastri della cura oncologica, insieme alla chirurgia e alle terapie farmacologiche. In Italia, circa il 60% delle persone con una diagnosi di tumore ne ha bisogno nel corso del proprio percorso di cura. È una cura medica personalizzata, che può avere finalità curativa, adiuvante, neoadiuvante, palliativa o ablativa, in relazione alla malattia e agli obiettivi terapeutici. Dietro ogni trattamento c’è una valutazione clinica che considera la persona, la malattia e il suo percorso di cura.
È proprio nella definizione di questa strategia che il radioterapista oncologo assume un ruolo centrale. “One Voice for Radiotherapy” è il tema scelto per il World Radiotherapy Awareness Day 2026, che si celebra il 7 settembre. Un messaggio che porta l’attenzione sulla radioterapia contemporanea e sulle competenze che la rendono possibile.
“La radioterapia non è una semplice procedura tecnica,
ma una cura medica personalizzata”
Il radioterapista oncologo: la decisione clinica
Il radioterapista oncologo è il medico che definisce il ruolo della radioterapia nel percorso oncologico della persona. Considera il tipo e lo stadio della malattia, la sede del tumore, le condizioni generali, l’età e le eventuali fragilità, i trattamenti già effettuati o previsti e l’equilibrio tra benefici e rischi attesi.
La sua responsabilità comprende la definizione della strategia radioterapica: se utilizzare la radioterapia, quando inserirla nel percorso oncologico, con quale finalità e attraverso quale modalità. Stabilisce la tecnica, la dose, il numero di sedute, l’area da trattare e gli organi sani da proteggere. Accompagna inoltre il paziente prima, durante e dopo il trattamento, contribuendo alla gestione degli effetti collaterali e al monitoraggio clinico nel tempo.
La sua preparazione integra competenze oncologiche, cliniche, anatomiche, radiobiologiche e tecnologiche. Comprende la conoscenza del comportamento dei tumori, degli effetti delle radiazioni sui tessuti sani e patologici, delle tecniche di imaging, della pianificazione dei trattamenti e della radioprotezione.
A queste competenze si affianca la dimensione relazionale della cura: comunicare con il paziente, spiegare il percorso terapeutico, discutere benefici e possibili effetti collaterali e considerare la qualità di vita sono parte della pratica clinica del radioterapista oncologo.
Il radioterapista oncologo: il lavoro multidisciplinare
La radioterapia si sviluppa all’interno di un percorso oncologico multidisciplinare, nel quale il radioterapista oncologo si confronta con oncologi medici, chirurghi, radiologi, medici nucleari, anatomopatologi, fisici medici, TSRM, infermieri, psicologi e nutrizionisti. Nei tumor board e nelle riunioni multidisciplinari, il confronto tra specialisti permette di integrare le informazioni sulla malattia, sulle condizioni della persona e sugli altri trattamenti, contribuendo alla definizione della strategia più appropriata.
È all’interno di questa équipe che il radioterapista oncologo porta la propria competenza specifica sulla radioterapia, mettendola in relazione con le altre componenti della cura.
Il radioterapista oncologo: l’evoluzione tecnologica
L’evoluzione della radioterapia ha ampliato le possibilità di trattamento, attraverso tecniche e sistemi sempre più sofisticati che permettono di intervenire con elevata precisione sulla sede della malattia, mantenendo l’attenzione sulla protezione dei tessuti sani.
Per il radioterapista oncologo, conoscere queste possibilità significa poterle valutare in relazione alla situazione clinica e agli obiettivi di cura, scegliendo di volta in volta la soluzione più appropriata. La tecnologia è uno strumento fondamentale della radioterapia moderna: il radioterapista oncologo la governa e la utilizza in relazione alla situazione clinica e agli obiettivi di cura.
È questa evoluzione che ha portato allo sviluppo di approcci sempre più mirati, come la radiochirurgia e la radioterapia stereotassica. CyberKnife è un sistema robotico ad alta tecnologia progettato per l’erogazione di trattamenti di radiochirurgia e radioterapia stereotassica e, nell’ambito di specifici protocolli clinici, consente l’impiego di un numero ridotto di sedute.
La possibilità di disporre di tecnologie avanzate non sostituisce quindi la decisione clinica, ma ne amplia gli strumenti: è nella valutazione del radioterapista oncologo che innovazione tecnologica e competenza specialistica si incontrano per definire il trattamento più appropriato per quella specifica persona.
AIRO – Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica
La complessità della radioterapia contemporanea richiede competenze specialistiche, formazione continua e capacità di lavorare all’interno di équipe multidisciplinari. Richiede anche una conoscenza più ampia della disciplina e del ruolo di chi la pratica.
In Italia, AIRO (Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica) è la società scientifica di riferimento per la radioterapia oncologica. Fondata nel 1990, AIRO promuove lo sviluppo scientifico, formativo e professionale della disciplina e ha sviluppato negli ultimi anni attività dedicate anche alla conoscenza della radioterapia e del ruolo del radioterapista oncologo, alla comunicazione con il paziente e alla qualità della presa in carico.