30.000 interventi in Italia, 30.000 cammini che ricominciano, ginocchia e anche che ritrovano il ritmo della quotidianità. È un traguardo che in Italia segna oltre quattordici anni di utilizzo del sistema robotico Mako e la sua diffusione progressiva nel Paese.
Il 27 gennaio 2011, a Verona, si svolgeva il primo intervento con Mako in Italia. Quel giorno, con due casi di protesi monocompartimentale di ginocchio, iniziava una storia fatta di tempo, pratica clinica, fiducia nel gesto chirurgico supportato dalla tecnologia. Oggi quella storia raggiunge quota 30.000 procedure, testimoniando l’ingresso stabile della robotica in ortopedia e il valore clinico che ha portato ai pazienti. Commenta il dottor Piergiuseppe Perazzini, primo utilizzatore Mako in Italia:
“Ricordo bene il primo intervento del 2011: non era solo l’introduzione di una nuova tecnologia, era l’inizio di un modo diverso di pensare la chirurgia protesica. Con Mako abbiamo portato in sala operatoria una pianificazione preoperatoria 3D su base TAC che diventa gesto chirurgico preciso, guidato dal braccio robotico semi-attivo dentro una vera e propria gabbia virtuale stereotassica. In questi anni ho visto cosa significa, per il paziente, un risparmio osseo e dei tessuti, meno dolore e un recupero più rapido. Arrivare oggi a 30.000 interventi in Italia è la prova che questa cura ‘su misura’ non è più un’eccezione, ma una strada solida che continuerà a crescere”.
Dalla prima sala operatoria alla diffusione nazionale
Mako nasce come innovazione pionieristica nella chirurgia ortopedica e in Italia diventa, passo dopo passo, una presenza concreta nelle sale operatorie. In questo percorso, ab medica ha introdotto Mako in Europa e ne ha guidato lo sviluppo nel nostro Paese, affiancando i centri clinici con formazione, supporto tecnico e una crescita costruita insieme alle équipe chirurgiche. Non è stata una corsa. È stato un lavoro ordinato, continuo, quasi domestico nella sua tenacia: imparare una tecnologia, renderla affidabile nella routine, farla diventare una possibilità reale per più pazienti. Oggi la mappatura nazionale del sistema racconta una diffusione capillare su tutto il territorio italiano: la tecnologia è arrivata dove serviva, perché c’era una cultura pronta ad accoglierla.
Il valore clinico per il paziente: precisione custom fit
In questo scenario, Mako rappresenta un esempio concreto di chirurgia protesica custom fit: partendo da una TAC preoperatoria del paziente, il software elabora un piano di intervento ottimizzato sull’anatomia specifica. In sala operatoria, si finalizza il piano in virtù delle tensioni legamentose desiderate e infine il braccio robotico semi-attivo guida il chirurgo nelle resezioni ossee con elevata precisione, riducendo l’errore umano, preservando tessuto osseo sano e proteggendo i tessuti nobili. Il risultato è un minor dolore post-operatorio e un recupero funzionale più rapido.
Questa precisione non è mai fine a sé stessa. In Mako prende forma attraverso elementi chiari:
- Gabbia virtuale stereotassica: un confine digitale definito dal chirurgo che guida le resezioni entro una zona di sicurezza preimpostata.
- Precisione del taglio e fedeltà alla pianificazione: il sistema aiuta a replicare in sala operatoria ciò che è stato pianificato sull’anatomia specifica del paziente.
- Risparmio osseo e dei tessuti: preservazione del tessuto osseo sano e protezione dei tessuti nobili.
- Riduzione del dolore e recupero più rapido: minore invasività, con potenziale beneficio sul decorso post-operatorio e sul ritorno alla funzione articolare.
Sono vantaggi concreti, misurabili. E dicono una cosa semplice: quando la tecnologia è ben usata, cambia la qualità di vita del paziente.
Un risultato fatto da molti, verso una robotica sempre più accessibile
Quota 30.000 è un traguardo collettivo. È il lavoro di équipe che hanno scelto di investire in una chirurgia più precisa e personalizzata, di professionisti che hanno portato evidenze, esperienza e confronto scientifico. È il segno di una comunità clinica che ha saputo crescere insieme a una piattaforma tecnologica.
E dentro quel numero ci sono 30.000 storie singole: persone diverse, età diverse, bisogni diversi.
La chirurgia protesica va verso un futuro in cui personalizzazione, mininvasività e accuratezza saranno standard attesi, non eccezioni. La robotica ortopedica è parte strutturale di questa evoluzione: perché migliora la pianificazione, sostiene il gesto chirurgico, rende più prevedibile il risultato clinico. Personalizza la cura, rendendo la chirurgia davvero custom fit. Come ricorda il dottor Perazzini:
“L’intuizione di introdurre una metodica totalmente innovativa a distanza di 15 anni è stata vincente!”
In questo scenario, ab medica continuerà a essere il riferimento per la diffusione e l’evoluzione della chirurgia protesica robot-assistita in Italia, lavorando con i professionisti e con le strutture sanitarie perché Mako resti una tecnologia capace di crescere sul territorio, generare evidenza e portare valore reale ai pazienti.